La percezione della situazione politica italiana da parte degli emigrati
Per chi lascia il proprio Paese al fine di perseguire obiettivi di miglioramento e affermazione professionale offrendosi al mercato del lavoro internazionale, corre l’obbligo di rivolgere, di tanto in tanto, lo sguardo dietro di sé per monitorare la tendenza politica che si manifesta in sua assenza.
La ricerca di solide conferme
Ciò avviene almeno per due ragioni osservabili. In primo luogo, s’impone una perversa condizione psicologica che spinge l’emigrato a cercare solide conferme a sostegno della sua drastica scelta. Si rincorrono allora attentamente tutte le vicende contraddittorie che si susseguono nel panorama politico interno e, quasi fosse una pratica quotidiana, una sorta di rituale, si evidenziano pedissequamente i motivi che l’hanno indotto ad abbandonare il destino prefigurato. Perché, forse senza accorgersene, l’emigrato l’aveva già previsto con un’attenta analisi che ogni giorno si auto avvera. A questa condizione soggettiva va, senz’altro, aggiunta quella del contesto sociale in cui opera, si muove e, tout court, vive. Nell’adeguarsi agli usi e regole almeno in parte diverse da quelle esistenti nella sua cara patria, l’emigrato scopre naturalmente le beghe del sistema politico di cui precedentemente era partecipe. Quasi per magia, il nuovo sistema previdenziale, solo per fare un esempio, risulta il più efficace, il meno oneroso e possibilmente un modello da seguire per tutti gli altri Paesi, compreso il suo. Certo, i dati gli danno ragione e lo continuano a fare su altre dieci, cento comparazioni tra i due sistemi tanto che lui, l’emigrato, sorride tra i denti e si dà forza per proseguire nella sua solitudine sino al prossimo notiziario che apre, nella migliore delle ipotesi, sulle gaffe di un ministro italiano.
Una percezione orientata al default
E qui s’innesta il secondo punto. In tutte le università del mondo si studia il sistema politico italiano come prototipo di degenerazione sistemica. Dall’epoca del trasformismo di fine ottocento alla partitocrazia della prima repubblica, il sistema politico italiano, infatti, ha sempre manifestato una specifica sintomatologia che gli ha impedito di raggiungere uno stabile equilibrio. La sua continua regressione, consecutiva ai fenomeni di corruttela e all’ascesa degli imprenditori all’esecutivo, non fa che acuire la sua posizione di osservato speciale dall’estero. Ciò spiega perché, anche attraverso la lente di analisi sopra descritta, e grazie alla prospettiva visiva degli osservatori stranieri, l’emigrato percepisce il sistema politico italiano come predestinato al default. Sembra strano ma, di seguito alla recente crisi ingenerata dalla perdita di fiducia degli operatori economici rispetto alla tenuta del debito sovrano italiano, la profezia dell’emigrato sembra avverarsi sul serio.
Immagine: Darryl Montreuil – Fotolia
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