La Comunità di emigrati più grande al mondo
Nella storia moderna, la Comunità di emigrati più grande al mondo è sicuramente quella degli italiani.
Origini e cause
A partire dal 1861 e per circa tutto il secolo successivo si sono registrate circa ventiquattro milioni di partenze dalla penisola. Contrariamente a quello che si pensa circa il 50% del primo grande movimento era costituito da popolazioni delle regioni settentrionali quali il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte ed il Veneto. La destinazione fu l’America latina ed in particolare il Brasile per i veneti e l’Argentina per i piemontesi. Per le popolazioni dell’Italia centrale le destinazioni furono il nord Europa ed il centro America, mentre per le popolazioni dell’Italia meridionale (in particolare la Sicilia) la meta ambita fu il nord America.
I fattori che scatenarono il grande flusso migratorio italiano furono:
- la situazione economica delle regioni d’immigrazione
- i forti squilibri dello sviluppo economico interno; nello specifico tra nord e sud e quindi tra città e campagna, fra zone industrializzate e zone agrarie arretrate con un forte rischio di disgregazione economica e sociale
- la discordanza tra la crescente pressione demografica (si pensi che la media per famiglia era di dieci figli) e l’esigua disponibilità di posti di lavoro
- il forte richiamo esercitato dai paesi di destinazione che offrivano occasioni di riscatto comune
Un fenomeno che non stenta a diminuire
L’attrattiva esercitata dalle opportunità di arricchimento e di un miglioramento economico e sociale era forte tant’è che milioni di persone, intere famiglie, andarono a rinfoltire le società operaie delle nuove potenze tecnologiche spopolando quasi completamente molti piccoli paesi dell’Italia. Nonostante il fenomeno abbia cominciato a decellerare, a partire dalla seconda metà del XX secolo, gli italiani oggi continuano ad emigrare all’estero; secondo i dati statistici la percentuale delle partenze dall’Italia è la più alta tra i paesi dell’ Unione Europea. Sicuramente le motivazioni, oggi, sono più individuali, legate alla conquista professionale e lavorativa soprattutto dei più giovani. Ma anche questo è sintomatico di un’Italia che non riesce a trattenere i propri talenti garantendo loro prospettive di una sistemazione economica e sociale rassicurante. Dunque, gli italiani hanno sempre dovuto guardarsi intorno non potendo contare sull’efficacia delle politiche del lavoro di cui sarebbetro destinatari all’interno dei propri confini nazionali.
Illustrazione: omicron – Fotolia
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